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L'Editoriale |
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Grazie, Silvio 19 Novembre 2011 Cari elettori, alle 21.41 di sabato 12 novembre Silvio Berlusconi si è dimesso. Non perché sfiduciato dal Parlamento, ma per un gesto di generosità e di amore verso l’Italia, vittima di gravi attacchi speculativi dei mercati. Un atto da statista vero. E che Berlusconi sia uno statista lo dicono anche i numeri. Perché con 4 mandati Berlusconi ha garantito 3.332 giorni di governabilità, più di Andreotti (2.679), di De Gasperi (2.548), chiamati a guidare un esecutivo entrambi per ben 7 volte. Berlusconi è dunque già nella storia come il politico italiano che ha dato maggiore stabilità al Paese. A quella notizia nelle piazze di Roma professionisti dell’odio hanno subito messo in scena comportamenti indegni e intolleranti coprendo di insulti esponenti politici del Pdl conditi da un livoroso lancio di monetine. Gesti che denotano una scarsa concezione della democrazia, che si fonda sul rispetto dell’avversario e non sull’odio del nemico. Evidentemente c’è una parte politica che è ancora lontana dall’avere abbracciato a pieno il principio del confronto leale e che non si rassegna al verdetto delle urne. Il bilancio dei quasi 18 anni di Silvio Berlusconi è messo in questi giorni in cattiva luce da una stampa spesso politicamente schierata e poco amica. Immemore che Berlusconi ha dovuto, suo malgrado, far fronte alle ricadute negative di due avvenimenti eccezionali di portata internazionale, come l’attacco dell’undici settembre alle Torri Gemelle e la crisi economico-finanziaria. Eppure ha contribuito alla modernizzazione del Paese, a cominciare dall’impulso decisivo verso il bipolarismo, ha svecchiato lessico e comportamenti di una politica abituata a essere autoreferenziale, ha sdoganato la destra fino ad allora politicamente ghettizzata. Ha tenuto sempre ferma la barra dell’atlantismo, dell’amicizia con gli Usa, a sostegno di un’Italia liberale che crede nell’individuo più che in «gioiose macchine da guerra». E che chiede più società e meno Stato. Ha attuato importanti riforme, come la legge 40 che ha messo fine al far west in materia di procreazione assistita, o quella, fondamentale, della scuola e dell’università secondo principi meritocratici che ci avvicinano all’Europa e rendono l’istruzione meno distante dal mondo del lavoro. Noi di Silvio Berlusconi avremo ancora bisogno. E il fatto che abbia manifestato l’intenzione di raddoppiare gli sforzi per rinnovare l’Italia è una garanzia. Personalmente gli sarò sempre grata per avere avuto fiducia in me, come in tanti altri giovani. Abbiamo concesso la fiducia al governo Monti per senso di responsabilità verso il nostro Paese. Una fiducia a termine a un governo di tecnici, per attuare il programma ricalcato sulla lettera alla Ue e poi ridare voce al popolo. Più di un milione di cittadini hanno scelto di prendere la tessera del Pdl in un momento difficile. Segno che il partito non è di plastica. Un patrimonio che ci dà un’iniezione di fiducia e che non dobbiamo disperdere, ma al contrario far crescere. Il Popolo della Libertà è tuttora il partito vincitore delle elezioni, è la prima forza del Parlamento, e con il centrodestra ha la maggioranza assoluta al Senato. Il segretario Alfano ha ribadito che faremo i congressi e presto organizzeremo una grande manifestazione per ribadire che siamo la forza più importante del nostro Paese. Forza e coraggio, allora. Il tempo è galantuomo e la sinistra che oggi festeggia, senza avere vinto le elezioni, ha sbagliato a fare i conti. Il Pdl è un partito di valori e radicato sul territorio. E non è in svendita. A presto, Lara Comi |





